Antonio Minelli


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CASUALI

"... La voce della coscienza, che è la voce della responsabilità, è percepibile solo nella discordanza di suoni dissonanti. Il consenso e l'unanimità preannunciano la tranquillità del cimitero (la "comunicazione perfetta" di Habermas, che misura la propria perfezione sulla base del consenso e dell'eliminazione del dissenso, è un altro sogno mortale che propone una cura definitiva ai mali della libertà); nel cimitero del consenso universale, la responsabilità, la libertà e l'individuo esalano il loro ultimo respiro.
La voce della responsabilità è il primo vagito dell'individuo umano. La sua presenza è il segno della vita individuale. Non necessariamente, però, è indice di una vita felice, se felicità significa l'assenza di preoccupazioni (una definizione di felicità altamente discutibile, anche se molto diffusa). L'accettazione della responsabilità non è un compito facile: non solo perché introduce il tormento della scelta (che comporta sempre una perdita e un guadagno), ma anche perché preannuncia la perenne preoccupazione di avere compiuto un errore.
In questo modo, la libertà di chi è libero e l'individualità dell'individuo non sono minacciate solo da coloro che detengono il potere. Questi ultimi sostengono la libertà individuale come il nodo scorsoio sostiene l'impiccato: l'individuo che si rende consapevole della propria responsabilità rappresenta l'incubo di ogni potere. Chi esercita il potere riconosce solo una forma di responsabilità ai propri sudditi. Nel linguaggio del potere, essere responsabile significa obbedire agli ordini, mentre "avere potere" significa essenzialmente privare qualcuno del diritto ad assumersi ogni altra responsabilità: in altri termini privarlo della libertà. Il problema non termina qui. Le forze che intendono restringere la libertà non hanno sempre bisogno di ricorrere alla coercizione per raggiungere il loro obiettivo. Come hanno chiaramente dimostrato le esperienze totalitarie della nostra epoca, la volontà di privare la libertà si accompagna spesso al desiderio di rinunciare ad essa. Spesso la libertà è usata per fuggire dalla libertà: una fuga dall'"avere" coscienza propria verso l'"essere" cosciente; una fuga dalla fatica di dover sostenere la propria posizione per rifugiarsi nella convinzione che tutte le posizioni valide sono già state individuate.
Ma il terribile compito di resistere al fascino della fuga non è ancora la fine della storia. C'è ancora un'altra trappola, un'altra tentazione a cui è ancor più difficile resistere, di fronte alla quale ci arrendiamo ogni volta: è la tentazione di gustare a pieno il piacere di scegliere senza la paura di pagare le conseguenze di una scelta errata; la spinta a cercare di ottenere una ricetta infallibile, brevettata e garantita per compiere sempre la giusta scelta: la tentazione di una libertà finalmente priva di angosce. Ci deve essere qualcuno che sa discernere la decisione giusta da quella sbagliata, un gran maestro nell'arte di essere libero, un professionista o un geniale teorico della giusta scelta. Il trucco è trovare un simile individuo, comprare la sua formula magica, impararla e metterla in pratica fin nei minimi dettagli.
L'inconveniente, però, è che le ricette infallibili stanno alla libertà, alla responsabilità e alla libertà responsabile come l'acqua sta al fuoco. Evidentemente non esiste alcuna ricetta per la libertà, ma la forte e costante richiesta favorisce la crescita di un numero sempre più grande di persone che si offrono di scriverla. E non esiste nemmeno una libertà affrancata dall'inquietudine e dalle preoccupazioni: ma poiché molti vorrebbero vedere realizzato questo sogno perenne dell'umanità, c'è poco da meravigliarsi se molti altri trovano vantaggioso continuare ad alimentare il sogno...."

tratto da:
LA SOCIETA' DELL'INCERTEZZA.
di Zygmunt Bauman:
L'ultima parola spetta alla libertà.

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